27 febbraio 2012 Lascia un commento

 

Anche i prati vogliono restare prati per sempre.
Un prato può apparire molto semplice. L’erba non fa niente altro che crescere. Sembra che le piante viviano appressate accanto in maniera perfettamente egoista, dove ogni singolo filo d’erba, ogni specie bada solo al proprio interesse riproduttivo.
Quando però un prato viene sottoposto ad uno stimolo negativo esterno, ecco che questo comportamento cambia.
Il terreno è povero, manca d’azoto? Si insediano le leguminose, che provvedono a catturare l’azoto di cui il prato ha bisogno. Quando si arriva a una quantità maggiore di azoto esse scompaiono.
Il terreno è sottoposto ad un campestamente eccessivo? Si sviluppano piante schiacciate al suolo, con larghe foglie piatte adagiate al terreno. Queste foglie proteggono il terreno dalla pioggia, trattengono il suolo, e regolano l’umidità.
Ci sono troppi animali che brucano? Il prato si difende: ecco che arrivano cardi e altre piante spinose che respingere gli animali. Ecco che arrivano le piante velenose, per impedire al prato di scomparire.
Ogni piantina è cieca. Anche il prato è cieco. Nessuno pensa che un prato si comporti intenzionalmente così: sono solo “fenomeni”. Il prato non progetta.
Ma cosa differenzia lui da me? Anche io mi comporto ciecamente.
Mi rammarico quando sono solo. Se ho fame cerco del cibo. La sera riposo.
Tutto questo lo fanno minuscole cellule meccaniche. Ed io mi sento come se galleggiassi su di loro. La mia coscienza, questa cosa fumosa che chiamo vivere, galleggia su di loro. Sono un soffione: qualche ora di luce sopra questo prato e poi… un partire lieve.

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21 febbraio 2012 Lascia un commento

 

 

Non sono una persona onesta.
Penso di avere una cultura e intelligenza superiori alla media. Niente di eccezionale, ma le due cose stanno bene insieme e a volte faccio figure più belle di quelle che merito. Sono vigliacco, ma, dato che il coraggio raramente è richiesto, questa caratteristica si nasconde piuttosto agevolmente. Non riesco ad abbandonare le cose e le persone. A volte, se mi accorgo che gli altri mi stanno truffando, decido di stare al gioco: forse è paura, forse mi basta la sensazione di averli scoperti ed essere stato più bravo di loro. Certe volte guardo agli errori che ho fatto e spero che nessuno li ricordi tranne me. Poi mi viene in mente che fino a che li ricordo io non avrò comunque pace. Se vedo una ingiustizia mi riempio di furia, allora ho davvero la sensazione di perdere il controllo. In quei casi ho paura di quello che potrei fare. A parte questo sono piuttosto mansueto. La verità è che ritengo che poche cose valgano la fatica di un litigio. Vorrei aver avuto più donne, perché mi piacciono molto: ma a volte mi sembrano così diverse da me nei bisogni e nei desideri che un certo scarso successo mi pare anche logico. Poi penso che non serve essere tanto dissimili per non capirsi.
Credo che gli altri siano come me, solo che applicano soluzioni diverse dalle mie ai miei stessi problemi. Vorrei a volte riuscire a comunicare di più, ma mi ferma la paura del rifiuto. A volte invece è semplicemente pigrizia. Non sono orgoglioso, perché mi sembra un sentimento stupido se ti impedisce di fare qualcosa che credi giusto, ed inutile se ti non impedisce di fare qualcosa di ingiusto. Non credo che le cose si dividano in belle o brutte, in piacevoli o spiacevoli, ma solo in vere o false. Per questo a volte mi hanno detto che sono spietato, ma io cerco solo di guardare in faccia la realtà. A volte mi sento disperatamente solo; mi sono detto spesso che è una illusione. Non so se sia così, ma lo accetto.
Volevo dire cosa sono senza finzioni e preoccupazioni, eppure rileggendo queste parole non mi riconosco, anche se non sento di aver mentito. Se non mi capisco io per primo che speranza ho di capire e farmi capire? Eppure provarci forse è uno dei compiti più alti che uno si possa dare.
Ad ogni modo, questo è il mio blog.

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